IAS 38 Attività immateriali – Spese successive

60. Una spesa successiva sostenuta per un’attività immateriale dopo il suo acquisto o completamento deve essere rilevata come una spesa nell’esercizio in cui si è verificata a meno che:

(a) sia probabile che questa spesa porrà l’attività nelle condizioni di generare benefici economici futuri superiori al suo normale livello di rendimento originariamente valutato; e

(b) questa spesa possa essere valutata e attribuita all’attività in modo attendibile. Se si verificano tali condizioni, la spesa successiva deve essere aggiunta al costo dell’attività immateriale.[1]

61. Le spese successive sostenute per un’attività immateriale rilevata sono contabilizzate tra i costi se la spesa risulta necessaria per mantenere l’attività al suo normale livello di rendimento originariamente accertato. La natura dell’attività immateriale è tale che, in molte circostanze, non è possibile determinare se è verosimile che la spesa successiva migliori o conservi i benefici economici che affluiranno all’impresa da queste attività. In aggiunta, è spesso difficile attribuire tali spese direttamente a una specifica attività immateriale piuttosto che all’attività aziendale nel suo complesso. Perciò, solo raramente una spesa sostenuta dopo l’iniziale rilevazione di un’attività immateriale acquisita o dopo il completamento di un’attività immateriale generata internamente è da iscrivere in aggiunta al costo dell’attività immateriale.

62. Coerentemente con le disposizioni del paragrafo 51, le spese successive per marchi, testate giornalistiche, diritti di utilizzazione di titoli editoriali, anagrafiche clienti, e altri elementi simili nella sostanza (sia acquistati o generati internamente) sono sempre rilevate come un costo per evitare la rilevazione di un avviamento generato internamente.

[1] Si veda l’Interpretazione SIC-6: Costi per la modifica del software esistente.