Valido l’accertamento Iva basato sull’accertamento Irpef. Sentenza della Corte di Cassazione.

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Con la Sentenza n. 1202 del 20 gennaio 2011, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la correttezza dell’accertamento effettuato dall’Ufficio Iva che ha tenuto conto di quanto emerso dall’avviso di accertamento in tema di imposte dirette riguardo al medesimo contribuente.
La giurisprudenza costante della Suprema Corte in tema di Iva, infatti, sostiene che “l’infedeltà della dichiarazione, per la quale l’ufficio procede a rettifica, è tra l’altro desunta, ai sensi dell’art. 54, secondo comma, DPR n. 633 del 1972, dai dati e dalle notizie raccolti nei modi previsti dal precedente articolo 51, che fra le modalità ammesse comprende (secondo comma, n. 5) la richiesta di dati e notizie, anche riguardanti un singolo contribuente, ad organi e amministrazioni dello Stato, con la conseguenza che, qualora l’infedeltà della dichiarazione venga accertata […] a seguito di segnalazione dell’ufficio delle imposte dirette, che a sua volta aveva effettuato accertamento nei confronti del medesimo contribuente, nessuna altra indagine in ordine ad essa è tenuta a svolgere l’ufficio Iva, disponendo dei concreti elementi necessari per affermare l’infedeltà, acquisiti in conformità alla legge”.        
Ed ancora viene affermato, nella Sentenza in questione, che “l’applicazione diretta dei principi costituzionali di uguaglianza, legalità, imparzialità amministrativa e capacità contributiva comporta che, anche in difetto di un’espressa previsione legislativa, il valore accertato dall’Amministrazione finanziaria ai fini applicativi di un’imposta (nella specie, l’IRPEF) vincola la stessa Amministrazione anche in riferimento all’applicazione di altri tributi (nel caso, l’IVA), ove i fatti economici siano i medesimi e le singole leggi d’imposta non stabiliscano differenti criteri di valutazione”.  

a cura dell’Avv. Raffaella De Vico.

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