Novità Iva
5 Novembre 2010

Il servizio di incasso e gestione dei pagamenti dovuti ad un professionista non è esente dall’IVA. Sentenza Corte di Giustizia dell’UE

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Nella Sentenza del 28 ottobre 2010, relativa al procedimento C-175/09, la Terza Sezione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è occupata dell’interpretazione dell’art. 13, parte B, lett. d), punto 3, della sesta Direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CE, in materia di IVA. Questa disposizione prevede, in particolare, l’esenzione dall’IVA per le operazioni, compresa la negoziazione, relative ai depositi di fondi, ai conti correnti, ai pagamenti, ai giroconti, ai crediti, agli assegni e ad altri effetti commerciali, ad eccezione del recupero dei crediti.

La questione posta all’attenzione della Corte di Giustizia Europea riguarda una società del Regno Unito che si occupa di fornire ai dentisti una serie di servizi di supporto, tra i quali il principale è rappresentato dall’attuazione di piani di pagamento tra i dentisti medesimi ed i loro pazienti. La società percepisce direttamente dai pazienti una quota mensile fissa. Più precisamente, i pazienti firmano un mandato di addebito diretto in favore della società mediante il quale impartiscono un ordine permanente alla propria banca di effettuare il pagamento mensile. La società provvede poi a trasferire dal proprio conto ai conti correnti dei dentisti le somme provenienti dai pazienti, alle quali vengono detratti gli importi concordati per il servizio svolto. La società si occupa anche di inviare ai dentisti, propri clienti, un resoconto delle somme riscosse e di contattare direttamente i pazienti i cui pagamenti non sono stati ricevuti.  

Il problema che si pone è se tale attività di riscossione possa essere assoggettata all’IVA o sia, al contrario, esente da tale imposta, ai sensi della normativa suddetta.

In primo luogo, la Corte riconosce che gli atti compiuti dalla società in questione, esaminati ai fini dell’IVA, sono connessi tra loro: si tratta, pertanto, di un’unica operazione ai fini IVA. Inoltre, non rileva la circostanza che le operazioni siano poste in essere da un operatore diverso da una banca, in quanto l’esenzione non è soggetta alla condizione che le operazioni siano effettuate da un certo tipo di istituto o di persona giuridica, se si tratta comunque di operazioni finanziarie.

La Corte rileva che la finalità del servizio reso dalla società è quella di far conseguire ai propri clienti (i dentisti) i pagamenti ad essi dovuti dai propri pazienti. La società è incaricata di recuperare tali crediti e di gestire i medesimi per conto del titolare. Si tratta, quindi, di un’operazione esente ai sensi dell’art. 13, parte B, lett. d), punto 3, della sesta Direttiva, a meno che non consista nel “recupero dei crediti”, ipotesi espressamente esclusa dall’elenco delle esenzioni. E la nozione di recupero dei crediti, secondo la giurisprudenza della Corte, indica quelle operazioni finanziarie volte ad ottenere il pagamento di un debito in denaro, ossia operazioni analoghe a quelle poste in essere dalla società in questione. 

La circostanza che l’attività di recupero riguardi debiti scaduti non assume rilievo, in quanto nulla viene detto a riguardo dalla disposizione della sesta Direttiva. Così come non rileva che non sia prevista l’applicazione di misure coercitive volte al pagamento effettivo dei debiti.

La Corte è giunta, quindi, alla conclusione che l’operazione esaminata non rientri nell’ambito di esenzione dell’Imposta sul Valore Aggiunto.      

          

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