Lo Split Payment 2026 è un meccanismo speciale di versamento dell’IVA, che separa il pagamento del corrispettivo da quello dell’imposta. Si tratta di un sistema pensato per contrastare l’evasione fiscale
Lo split payment, o scissione dei pagamenti, è uno dei meccanismi fiscali più particolari del sistema IVA italiano. Non introduce una nuova imposta né aumenta la tassazione, ma modifica radicalmente il modo in cui l’IVA viene incassata e versata. Per questo motivo ha un impatto concreto soprattutto sulla gestione finanziaria delle imprese che lavorano con la Pubblica Amministrazione. In una normale operazione commerciale il fornitore emette fattura, incassa il totale comprensivo di IVA e versa successivamente l’imposta allo Stato tramite la liquidazione periodica. Con lo split payment avviene l’opposto: l’ente pubblico paga solo l’imponibile, mentre l’IVA viene trattenuta e versata direttamente all’Erario. Il pagamento viene diviso in due flussi distinti. L’impresa riceve il compenso per la prestazione o la fornitura, ma non entra mai in possesso dell’imposta.
Perché esiste lo split payment?
Il meccanismo è nato come misura anti-evasione negli appalti pubblici. In passato accadeva spesso che società poco strutturate incassassero l’IVA senza poi versarla, cessando l’attività o diventando irreperibili. Il danno per le casse pubbliche era rilevante perché l’imposta risultava formalmente pagata dall’ente ma mai riversata allo Stato. Trasferendo il versamento direttamente alla Pubblica Amministrazione il rischio viene praticamente eliminato: l’IVA non passa più dal fornitore e quindi non può essere sottratta. Nel tempo però lo split payment è sempre stato considerato un sistema temporaneo. L’Unione Europea autorizza infatti l’Italia ad applicarlo solo tramite deroghe periodiche. L’ultima autorizzazione ne prevede l’applicazione fino al 30 giugno 2026.
Chi è coinvolto nel 2026
Il regime riguarda la maggior parte dei rapporti economici con soggetti pubblici o a partecipazione pubblica. Tra questi rientrano:
- amministrazioni centrali e locali
- scuole e università
- aziende sanitarie
- enti pubblici economici
- società controllate dalla Pubblica Amministrazione
- fondazioni partecipate
Negli ultimi anni però l’ambito si è ridotto, infatti, dal 2025 sono state escluse le società quotate in borsa, segnale di un progressivo superamento del sistema. Per le imprese diventa quindi fondamentale controllare gli elenchi ufficiali aggiornati ogni anno dal MEF prima di emettere fattura. Applicare erroneamente lo split payment o non applicarlo quando necessario comporta irregolarità fiscali e note di variazione.
Come cambia la fatturazione
Dal punto di vista tecnico la fattura elettronica è simile a quella ordinaria, ma con alcune indicazioni obbligatorie. L’IVA deve essere esposta normalmente, accompagnata dalla dicitura relativa alla scissione dei pagamenti e dal codice di esigibilità specifico. La differenza principale è contabile: quell’IVA non entra nella liquidazione periodica del fornitore, perché il debitore d’imposta diventa l’ente pubblico. Un esempio chiarisce l’effetto reale. Un’impresa emette fattura da 1.000 euro più IVA al 22%.
Il documento riporta un totale di 1.220 euro, ma l’importo effettivamente incassato sarà solo 1.000 euro. I 220 euro vengono versati direttamente allo Stato dal cliente pubblico. Fiscalmente l’operazione è neutrale, finanziariamente no.
L’impatto sulla liquidità delle imprese
Il vero effetto dello split payment non riguarda le imposte ma la disponibilità finanziaria. In passato l’IVA incassata restava temporaneamente in azienda fino al versamento periodico e rappresentava una forma di autofinanziamento. Oggi quella somma non entra mai in cassa. Le imprese che lavorano frequentemente con la Pubblica Amministrazione si trovano spesso in una posizione di credito IVA: continuano a pagare l’imposta sugli acquisti ma non la incassano sulle vendite. Questo squilibrio obbliga a una pianificazione finanziaria più attenta.
Diventano quindi centrali strumenti come:
- compensazione dei crediti fiscali
- richiesta di rimborso IVA
- utilizzo del credito trimestrale
In molti casi il problema non è pagare le tasse, ma anticipare i costi in attesa del recupero dell’imposta.
Scadenze e durata del regime
Lo split payment non è definitivo. La normativa europea impone autorizzazioni temporanee e l’attuale proroga ne consente l’applicazione fino al 30 giugno 2026. Negli ultimi anni si è osservata una riduzione graduale dei soggetti coinvolti, segnale di un possibile abbandono futuro del sistema. Tuttavia non è prevista una eliminazione immediata: finché resterà uno strumento efficace contro l’evasione negli appalti pubblici continuerà probabilmente a essere prorogato in forme sempre più limitate.
Errori frequenti da evitare
Molte criticità derivano da errori formali piuttosto che sostanziali. I più comuni sono:
- mancata indicazione della dicitura in fattura
- applicazione dell’IVA nella liquidazione periodica
- errata verifica dell’elenco dei soggetti obbligati
- emissione di fattura ordinaria invece che in scissione
Questi errori non cambiano l’imposta dovuta ma comportano rettifiche e possibili sanzioni.
Cosa cambia davvero per le imprese
Lo split payment non rende più oneroso lavorare con la Pubblica Amministrazione dal punto di vista fiscale, ma lo rende più impegnativo dal punto di vista finanziario. L’azienda non dispone più dell’anticipo IVA che spesso compensava i tempi di pagamento lunghi degli enti pubblici. Di conseguenza diventa essenziale valutare la sostenibilità dei contratti pubblici anche in termini di flussi di cassa. Le imprese più strutturate riescono a gestire facilmente il meccanismo; quelle più piccole devono considerarlo nella pianificazione economica, perché incide direttamente sulla liquidità disponibile.
Conclusione
Nel 2026 lo split payment resta operativo ma in fase di progressivo ridimensionamento. Non modifica il carico fiscale delle imprese, ma cambia il momento in cui il denaro entra in azienda. La differenza tra fatturato e liquidità diventa quindi il vero punto critico. Comprendere il funzionamento del sistema significa evitare errori contabili e soprattutto prevenire tensioni finanziarie. Oggi lo split payment è meno una regola fiscale e più una variabile economica: chi lavora con la Pubblica Amministrazione deve gestirlo come parte integrante della propria pianificazione finanziaria, non solo come un adempimento.
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