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Saggi
21 Marzo 2015

Jobs Act – Uno sguardo al mondo del lavoro

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La Riforma dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei primi decreti attuativi

 

Il mondo del lavoro sta cambiando e soprattutto stanno cambiando le regole che lo disciplinano allo scopo di favorire nuove assunzioni e di creare una maggiore flessibilità sia in entrata che in uscita in un programma di tutele crescenti.

Per capire il senso e gli effetti della più recente Riforma in materia di lavoro, di politiche attive e di ammortizzatori sociali è necessario dare uno sguardo all’attuale contesto storico del mondo del lavoro.

 

Il contesto storico e sociale del lavoro aggiornato all’inizio del 2015:

I dati sull’occupazione relativi al mese di novembre 2014 pubblicati in questi primi giorni dell’anno, con riferimento al mese di novembre, lasciano davvero il sapore amaro in bocca.

Il 2014 chiude infatti con dati davvero allarmanti per quanto riguarda l’occupazione e quello che è ancora più grave è che i dati negativi riguardano soprattutto i giovani.

I disoccupati tra i 15 e i 24 anni sono 729.000 con un’incidenza sulla popolazione attiva under 25 pari al 12,2% e del 43,9% su base complessiva.

Il dato rappresenta il minimo record negativo; il tutto in contrapposizione ai dati ufficiali della Germania che vede il proprio livello di disoccupazione ai minimi storici.

L’Italia ha inoltre un altro grande primato, quello di essere uno dei paesi in Europa con il più alto tasso di abbandono scolastico, ovvero di giovani che adolescenti che non arrivano al diploma (17,6%) e conseguentemente si affacciano al mondo del lavoro con scarsa formazione e professionalità.

Ancora più preoccupante è l’analisi della situazione del nostro paese se si leggono i risultati dello studio Eurostat del 3^ trimestre 2014 secondo il quale in Italia ci sono 36 milioni di persone che sarebbero disponibili a lavorare ma che non cercano più un impiego.

Questo numero rappresenta il 14,2% della forza lavoro, con un incremento del 7,8% in più rispetto allo stesso periodo del 2013 ed è 3 volte superiore alla media UE.

Si tratta di persone considerate inattive, ovvero che non hanno fatto una ricerca attiva di lavoro, nelle 4 settimane precedenti la rilevazione, anche a causa della sfiducia nella possibilità di trovare occupazione ma disponibili ad un eventuale impiego.

Qualche segnale positivo si avverte nei primi mesi del 2015 anche se in molti attendevano con ansia la pubblicazione dei due decreti attuativi per valutare l’eventuale effettiva convenienza ad assumere con le nuove regole.

Il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha dichiarato che “… i dati diffusi dall’Istat evidenziano l’allineamento dell’occupazione con il quadro economico del nostro paese, confermando come l’andamento del mercato del lavoro ne segua le evoluzioni…”. Ha inoltre sottolineato la preoccupazione per i giovani ribadendo che “… solo nei prossimi mesi…” si vedranno gli effetti delle norme introdotte dalla Legge di Stabilità 2015 in materia di lavoro e di sgravi fiscali e contributivi e dal Jobs Act.

La consapevolezza che per uscire dalla crisi sia indispensabile passare per la soluzione del problema occupazionale è ormai acquisita da tutti.

Ecco perché negli ultimi due anni i vari governi che si sono susseguiti hanno tutti operato interventi, in alcuni casi anche strutturali, sulle norme che regolamentano il lavoro passando da incentivi a favore delle aziende che intendono assumere, oppure da un mirato progetto e riqualificazione dei soggetti che si propongono, alcuni di questi per la prima volta, altri dovendosi ricollocare, nel mondo del lavoro.

Siamo infatti passati dalla Riforma Fornero del 2012 (governo Monti), alla Riforma Giovannini (governo Letta), a quella Poletti (governo Renzi) ed infine al Jobs Act (ancora governo Renzi).

Gli effetti delle Riforme non sono mai immediati e passeranno soprattutto attraverso riforme strutturali che rafforzino l’economia generale del paese e soprattutto delle proprie aziende.

Se queste ultime infatti non riescono a mantenere alta la produzione non possono certo pensare di assumere personale in maniera stabile, ecco quindi il ricorso a forme contrattuali “provvisorie” che garantiscano la manodopera solo in occasione della contingente necessità.

Non sarà né un compito facile né di immediata applicazione, perché prevedere l’azzeramento di alcune forme contrattuali “atipiche” di lavoro prevede necessariamente analizzare e capire quale sia la nuova collocazione dei lavoratori in essi inseriti; se così non fosse si rischierebbe di determinare l’effetto inverso ovvero incentivare il “lavoro nero”.

Arrivano nuove forme di tutela e nuove forme di ammortizzatori sociali.

Se invece vogliamo collocare le riforme in un contesto giuridico è necessario esaminare gli atti e le posizioni delle parti coinvolte ovvero chiarire l’ambito di applicazione delle riforme.

 

Jobs Act – Piano per il Lavoro:

Fatte queste premesse che collocano sia storicamente che giuridicamente l’obiettivo e l’ambito delle Riforme, possiamo passare ad esaminare gli aspetti più significativi delle Riforme.

Ultima tra tutte in ordine temporale, ma non in ordine di importanza e di impatto, è la Riforma che identificheremo anche nel proseguo con il termine anglosassone Jobs Act, ovvero la Legge Delega n. 183 del 10.12.2014 – “Deleghe al governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino delle discipline dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 290 del 15.12.2014 ed entrata in vigore il 16.12.2014.

Il Jobs Act viene ad inserirsi, seppure non produrrà subito tutti gli effetti innovativi, proprio nel momento in cui comincia ad essere applicabile le novità introdotte per esempio dalla Riforma Fornero, andando quindi a perfezionarne il risultato.

Il modello Jobs Act prende nome e spunto per il suo contenuto dal modello americano presentato nel 2011 da Barack Obama.

Innanzitutto partiamo dall’analizzare il significato del nome di questa Riforma che vuole essere il trampolino di lancio per la rinascita dell’Italia che lavora.

Jobs Act, letteralmente tradotto in italiano significa azione sul lavoro, in realtà è un acronimo, ovvero: Jumpstart Ours Business Startups Act, anche se la scelta delle sigle riportano volutamente al termine inglese Jobs ovvero lavoro.

Vuole essere un Piano per il lavoro che guardi con un occhio particolarmente attento alle innovazioni, alle aziende che promuovono idee e progetti.

E questo sembra essere solo l’inizio; il Premier Matteo Renzi infatti in una lettera indirizzata agli iscritti del P.D. ha affermato quanto segue: “… approvata la legge di riforma sul lavoro continueremo a operare per una politica industriale degna di questo nome e per norme più semplici. Meno alibi, più diritti. Quando la nuvola dell’ideologia si diraderà tutti si renderanno conto che le nuove regole sono più giuste e più chiare. E offrono sia agli imprenditori che ai lavoratori certezze maggiori …”.

La Legge Delega prevede l’emanazione di 5 decreti legislativi che ne consentano la completa attuazione, due di questi già approvati il 24.12.2014 e che nel mese di febbraio hanno ottenuto il parere obbligatorio, seppure non vincolante, della Commissione del Senato e sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale.

 

I Decreti Attuativi:

Innanzitutto, il comma 7 dell’articolo unico della Legge 183/2014 prevede che il Consiglio dei Ministri adotti entro 6 mesi (e quindi entro il 15.06.2015) uno o più Decreti.

In particolare i Decreti Attuativi individuati sono 5 e dovranno occuparsi di regolare aspetti fondamenti e particolarmente sensibili del Jobs Act nonché di fissare i termini e disciplinare i seguenti ambiti:

  • Ammortizzatori sociali: con l’obiettivo di razionalizzare le forme attualmente in vigore sia in costanza di rapporto di lavoro che in caso di disoccupazione (previsione comma 1 e 2 della Legge 183/2014);
  • Servizi per il lavoro e di politiche attive: con l’obiettivo di riordinare i servizi si polita attiva attualmente vigenti, valorizzando le sinergie e le collaborazioni tra il pubblico e il privato (previsione 2 comma 3 e 4 della Legge 183/2014);
  • Semplificazione delle procedure e degli adempimenti: ovvero razionalizzazione e semplificazione dei rapporti di lavoro e della loro gestione (previsione comma 5 e 6 della Legge 183/2014);
  • Riordino delle forme contrattuali e dell’attività ispettiva: con l’obiettivo di semplificare le modalità di accesso al mondo del lavoro nonché la sua attività di controllo (previsione comma 7 della Legge 183/2014);
  • Tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro: con lo scopo di sostenere la genitorialità piuttosto che l’assistenza a familiari disabili o ammalati: l’equiparazione delle lavoratrici parasubordinate a quelle subordinate (previsione comma 8 e 9 della Legge 183/2014).

Per quanto riguarda la delega prevista dal comma 1 e 2 (in materia di ammortizzatori sociali) nonché 7 (riordino delle forme contrattuali), come abbiamo già avuto modo di dire, sono già stati approvati dal Consiglio dei Ministri in data 24.12.2014, due decreti che prevedono rispettivamente la nuova disciplina dell’art. 18 in materia di licenziamento e di reintegri e l’introduzione della Nuova Aspi (Naspi – Nuova Assicurazione Sociale Per l ‘Impiego) destinata a sostituire l’Aspi introdotta dalla Riforma Fornero del 2012 da una parte e l’introduzione del contratto a tempo indeterminato e a tutele crescenti che dovrà nel tempo assorbire tutte le altre forme contrattuali.

Gli stessi Decreti sono già entrati in vigore dal giorno stesso della loro pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, non valendo nei casi in esame la “vacatio quindicinale”; la loro efficacia produrrà effetti a partire dal:

07.03.2015: Decreto Legislativo n. 23 del 04.03.2015 “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della Legge 10.12.2014 n. 183” – Pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 54 del 06.03.2015 ed entrata in vigore appunto il 07.03.2015; questa data fa quindi da spartiacque per la regolamentazione dei contratti ante e post 07.03.2015;

01.05.2015: Decreto Legislativo n. 22 del 04.03.2015 “Disposizione per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10.12.2014 n. 183” – Pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 54 del 06.03.2015 ed entrata in vigore appunto il 07.03.2015; in particolare i nuovi ammortizzatori sociali andranno in vigore a partire dal 01.05.2015.

Obiettivo del Jobs Act è quello di improntare il nuovo mercato del lavoro su:

  • flexicurity: ovvero garantire all’azienda la flessibilità necessaria di assecondare i cicli economici e produttivi senza che ciò significhi adottare forme contrattuali all’insegna del precariato o abusare delle forme contrattuali previste delle normative per “lavori temporanei o accessori”;
  • emplovability: ovvero la potenzialità del lavoratore acquisita attraverso la formazione e l’esperienza per essere occupabile o rioccupabile per l’intero arco della vita lavorativa così da risultare più facilmente ricollocabile in caso di perdita involontaria del lavoro. In tal senso assumono un ruolo importante tutte le politiche attuate e in corso di attuazione del Governo al fine di garantire percorsi formativi e di riqualificazione professionale.

La Riforma mira anche ad assegnare un ruolo, riqualificato, importante alle Agenzie Interinali che, in un mercato reso più dinamico dalla Riforma dovrebbero diventare il fulcro della gestione di questa nuova flessibilità svolgendo il ruolo di effettivi “ricollocatori” rafforzando maggiormente l’incontro della domanda e dell’offerta.

 

Alcune considerazioni autorevoli:

Consulenti del Lavoro:

Particolarmente critici sono stati i Consulenti del Lavoro che negli Approfondimenti della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro, attraverso una analisi di Esposito e Leonardi su Lavoce.info giungono alla seguente conclusione: l’occupazione, per essere rilanciata, “… necessita di affiancare alle buone norme, sostanziali e corposi interventi sull’economia…” anche perché è sempre bene ricordare che “… è dal lavoro autonomo che nasce quello subordinato e non viceversa…”.

In sostanza: “… dalla Legge Fornero di luglio 2012, passando per quella firmata Giovannini prima e Poletti poi, si arriva al Jobs Act ma non cambiano i presupposti di base. Le PMI assumono nuovi dipendenti solo dopo aver acquisito nuovo lavoro e non viceversa. Quindi fin quanto stenterà l’economia stagneranno (se non peggio) i livelli occupazionali…”.

Ecco quindi che rendere rigido il sistema delle assunzioni passando obbligatoriamente per i contratti a tempo indeterminato dismettendo i contratti più elastici che possono meglio rispondere ad esigenze temporanee di manodopera delle aziende, è proprio l’esatto contrario dello stimolo di cui necessitano le aziende.

Come dire in sostanza ben vengano le riforme in materia di lavoro che abbiamo come obiettivo quello di ridurre l’incidenza del costo del lavoro per le aziende, incentivare le aziende all’assunzione attraverso sgravi contributivi, ecc… ma a fianco di queste riforme necessitano interventi strutturali che vadano ad agire sul territorio economico del paese rendendolo nuovamente in grado di produrre in maniera costante così da giustificare l’introduzione stabile di personale.

Se così non fosse, non solo non si creerebbero le condizioni ideali per un incremento occupazionale, ma i dati della disoccupazione, già oggi a livelli allarmanti altro non potrebbero fare che crescere.

Ancora sempre dello stesso studio si evidenzia come il processo di rinnovamento adottato in Italia cozzi pesantemente con quello adottato in paesi ad economia forte come la Francia e la Germania; in Italia il salario aumenta con l’aumentare dell’anzianità di servizio e dell’età dei lavoratori; in Francia e in Germania avviene esattamente il contrario incentivando, con retribuzioni maggiori, i soggetti giovani in grado di tenere il passo con l’incremento della produttività.

Anche su questo oltre che sui tipi di tutela da attivare bisognerà riflettere confrontandosi anche con paesi dove la crisi non è così pesantemente radicata e dove l’economia è ancora in grado di stimolare le aziende ad investimenti sul personale.

Commissione Europea:

Il Vice Presidente della Commissione Europea Jyrki Katainen promuove a pieni voti il Jobs Act, a seguito di un suo incontro, a Roma del 15.01.2015, con il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha definito la Legge Delega “… un programma di riforme coraggioso…”, convinto che “… aiuterà soprattutto i giovani a trovare un impiego…”.

Ancora “…le riforme italiane sono importanti, tutte giuste e aumenteranno la competitività. In particolare il Jobs Act che aiuta le assunzioni e i giovani. Dunque è molto probabile che l’Italia possa sfruttare le nuove clausole di flessibilità sui conti pubblici…”.

Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti:

Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti incassa i pareri positivi e dichiara con riferimento al placet della Commissione Europea di cui sopra “… credo che sia esattamente una buona notizia perché l’Italia ha l’esigenza di confermare la sua credibilità rispetto agli impegni che assume. Aver cominciato in Europa a ridurre gli elementi di rigidità, con più flessibilità per gli investimenti, è un elemento su cui abbiamo lavorato in questi mesi e questo vuol dire che è un buon risultato …”.

Capogruppo PD, Annamaria Parente:

Il Capogruppo PD, sostiene che “… siamo sulla strada giusta per stimolare nuove assunzioni…” e ancora il decreto “… ridisegna in modo coerente con la legge delega il sistema degli ammortizzatori sociali, estendendo l’assicurazione sociale per l’impeigo (Naspi) anche ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa e prevedendo il nuovo assegno di disoccupazione (Asdi) per i soggetti particolarmente svantaggiati…”.

Direttore di Veneto Lavoro, Sergio Rosato:

Gli effetti della Riforma, così come avviene sempre all’introduzione di norme strutturali, non saranno immediati. E’ di questo parere Sergio Rosato, Direttore di Veneto Lavoro il quale afferma che “… metteremo sotto focus l’impatto rilevabile che queste misure avranno sul mercato di lavoro. Ma bisogna aspettare primavera per avere significatività, e va chiuso il primo trimestre perché il paragone va tatto trimestre per trimestre…”.

Ancora, sostiene Rosato “… la riforma sarà positiva se aumenteranno le assunzioni nel numero ma anche se all’interno dell’aggregato nuovi assunti, il peso del contratto indeterminato salirà: nel 2014 si fermava al 14%…” Il Jobs Act potrebbe non essere sufficiente “… Dipende dall’Economia. E questi segnali di ripresa che ora intravvediamo non è detto che vengano confermati nel corso dell’anno. Nel 2014 è successo così…”.

Cancelliera Tedesca, Angela Merkel:

In ottobre, dal vertice UE tenutosi a Milano il Cancelliere Tedesco, Angela Merkel, aveva espresso parere favore alla Riforma del Lavoro Jobs Act, definendolo “… un passo importante per eliminare le barriere presenti nel mercato del lavoro…”.

 

Nei prossimi appuntamenti procederemo con l’esame del contenuto e degli effetti dei due Decreti Attuativi, pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 06.03.2015

 

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