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Non deducibile dal reddito d’impresa il compenso all’amministratore non stabilito con apposita delibera assembleare

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La Corte di Cassazione, nella Sentenza n. 21953 del 28 ottobre 2015, si è pronunciata riguardo alla questione della deducibilità fiscale da parte di una società a responsabilità limitata dei costi sostenuti per il pagamento del compenso ai componenti del Consiglio di amministrazione.

L’Agenzia delle Entrate aveva sostenuto che tali costi non erano deducibili in quanto non erano determinati nello statuto e non erano neanche stati deliberati preventivamente dall’assemblea dei soci. Non si trattava, quindi, di costi certi nell’esistenza ed obiettivamente determinabili.

In primo e secondo grado veniva annullato l’atto impositivo. In particolare, i Giudici della CTR sostenevano che non vi erano impedimenti alla determinazione del compenso degli amministratori con la delibera assembleare di approvazione del bilancio di chiusura dell’esercizio.

La Corte di Cassazione ha, al contrario, dato ragione all’Agenzia delle Entrate.

Infatti, secondo la Cassazione, l’esigenza di un’espressa previsione statutaria o di una specifica delibera assembleare avente ad oggetto la determinazione dei compensi degli amministratori, nella disciplina antecedente alla riforma delle società del 2003 (riforma che, come precisato dalla Cassazione medesima, non ha apportato significativi mutamenti alla disciplina specifica) era funzionale a garantire la piena trasparenza e la previa conoscenza da parte di tutti i soci di tale voce di spesa, ritenuto elemento essenziale del rapporto fiduciario che presiede all’affidamento dell’incarico di amministrazione.

Quindi, devono essere sanzionati, con l’invalidità, gli atti degli organi societari diversi dalla delibera dell’assemblea o la delibera assembleare che abbia ad oggetto questioni estranee all’attribuzione dei compensi agli amministratori, come è avvenuto nel caso specifico, nel quale la liquidazione delle somme da erogare agli amministratori è stata esclusivamente indicata in una delle voci di spesa del bilancio di chiusura di esercizio presentato all’approvazione dell’assemblea.

Non è stata fornita alcuna prova che, in sede di convocazione dell’assemblea dei soci della società, indetta per l’approvazione del bilancio, fosse stato specificamente inserito, tra gli oggetti posti all’ordine del giorno, anche la determinazione del compenso da liquidare agli amministratori o che tale questione fosse stata comunque espressamente discussa in un’assemblea per la quale era prevista la partecipazione di tutti i soci.

La Corte di Cassazione ha, pertanto, confermato che il costo relativo ai compensi degli amministratori era rimasto “indeterminabile” nel suo importo e, quindi, non era deducibile dal reddito d’impresa, come sostenuto dall’Amministrazione finanziaria.

Il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate è stato, quindi, accolto e la causa è stata decisa anche nel merito, con il rigetto definitivo del ricorso introduttivo presentato dalla società contribuente.