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Il compenso all’amministratore deve essere oggetto di una esplicita delibera per essere deducibile

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La Corte di Cassazione, nella Sentenza n. 24768 del 4 dicembre 2015, ha ribadito il principio secondo il quale, riguardo alla determinazione della misura del compenso degli amministratori di una società di capitali, qualora essa non sia stabilita nello statuto della società, è necessaria una esplicita delibera assembleare che non può considerarsi implicita nella delibera di approvazione del bilancio.

Tale principio, secondo quanto precisato dalla Suprema Corte, è desumibile dalla natura imperativa ed inderogabile della disciplina normativa in materia; dalla distinta previsione nel Codice Civile della delibera di approvazione del bilancio e della delibera di determinazione dei compensi degli amministratori; dalla mancata liberazione degli amministratori dalla responsabilità di gestione, in caso di approvazione del bilancio; dal contrasto delle delibere tacite ed implicite con le regole di formazione della volontà della società.

Quindi, la Corte di Cassazione ha affermato che l’approvazione del bilancio contenente la posta relativa ai compensi degli amministratori non è idonea a configurare quella specifica delibera richiesta dalla normativa per la determinazione della misura dei compensi degli amministratori, a meno che un’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio non abbia espressamente discusso ed approvato la proposta di determinazione dei compensi degli amministratori.

Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dalla società contribuente, così confermando gli avvisi di accertamento emessi dall’Amministrazione finanziaria, anche in riferimento alla non deducibilità dei compensi corrisposti all’amministratore della società, proprio perché mancava una specifica delibera assembleare in proposito.