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Saggi
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26 Aprile 2024
4 Minuti di lettura

PMI e start-up quali sono le differenze e cosa serve sapere per fondarne una

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Osservando il panorama aziendale contemporaneo, si nota immediatamente come tematiche come quella dell’innovazione rappresentino, ormai, un carattere cruciale, il vero e proprio motore trainante per qualsivoglia tipologia di realtà che intenda avere successo all’interno del proprio mercato di riferimento. La trasformazione digitale ha, in sostanza, scolpito un nuovo paradigma del business, ridefinendo ogni concetto del fare impresa nel profondo e modificando il modo in cui viene concepito il management e la creazione di nuove imprese. Un processo trasformativo senza precedenti, insomma, che ha spianato la strada ad una serie di opportunità che imprenditori ed aspiranti tali possono cogliere anche grazie all’accesso a fondi ed agevolazioni governative. È in questo frangente, che l’apertura di una PMI (piccola media impresa) o di una start-up risultano essere delle soluzioni estremamente attrattive.

L’apertura di simili progetti di impresa, però, richiede anche una considerazione molto attenta di diversi fattori. Al di là delle questioni di matrice finanziaria, infatti, sussistono una serie di aspetti sociali e di gestione aziendale da valutare con attenzione. Fondare un’impresa, insomma, comporta dei rischi che vanno ponderati con cura. In questi contesti è importante comprendere che l’assistenza di consulenti esperti possa essere vitale per compiere le scelte più giuste. Professionisti del diritto provenienti da uno studio tributario specializzato possono assistere gli imprenditori nella comprensione di informazioni importanti relative alle implicazioni legislative e burocratiche connesse all’apertura di una nuova impresa.

La conformità legislativa, infatti, rappresenta soltanto uno degli innumerevoli aspetti cruciali che poggiano alla base dell’apertura di un progetto aziendale di successo. Prima ancora di entrare nel merito dei fattori da considerare quando si apre un’azienda, riteniamo opportuno riflettere a fondo sulle differenze che intercorrono tra PMI e start-up, in modo tale da poter comprendere a pieno la direzione che si intende seguire, le sfide e le opportunità ad essa relative.

Start-up o piccola media impresa? Ecco cosa serve sapere sulle differenze principali

Come già precedentemente accennato, quando si parla dell’avviamento di un’impresa, risulta fondamentale comprendere a fondo ogni fattore in gioco. La differenza sostanziale che intercorre tra start-up e piccole medie imprese rappresenta uno dei caratteri preponderanti da cui partire per creare un modello di business ed un percorso che protendano verso una crescita della realtà e dei suoi fatturati sul medio periodo.

Innanzitutto, dunque, è bene chiarire che le start-up siano caratterizzate – generalmente – da visioni particolarmente innovative, puntando a veri e propri breakthrough di mercato attraverso idee estremamente ambiziose. In questi frangenti, dunque, le percentuali di rischio tendono ad aumentare esponenzialmente, rispetto alla natura della piccola impresa, dagli obiettivi di consolidamento e stabilità con cui poter mirare ad una crescita naturale nel tempo.

Vien da sé, visti i presupposti, che una start-up operi con un modello profondamente differente rispetto a quello di una PMI. Il business model di una start-up è altamente scalabile e punta ad una crescita rapida e alla conquista di una posizione di vantaggio in tempi estremamente brevi. Le start-up vedono investimenti profondi nella ricerca e nello sviluppo di nuovi prodotti e servizi, mentre il modello della PMI si rivela, sotto questo aspetto, più tradizionale e sostenibile nel breve periodo.

L’approccio al rischio – a cui si è fatto riferimento già in precedenza – è decisamente diverso in una start-up rispetto ad una piccola media impresa. Questo primo modello di impresa è, infatti, profondamente legato ai rischi, con gli stakeholder e i proprietari che sono, spesso, disposti a prendere decisioni audaci. Nelle piccole medie imprese, invece, si adottano approcci più conservatori, limitando i rischi e cercando di mantenere un equilibrio tra investimenti e utili. Infine, anche le fonti di finanziamento possono cambiare, sia in riferimento a fondi pubblici che privati.

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