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Saggi
2 Ottobre 2014

Il Paese Italia – Recessione e Deflazione

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Che l’Italia stia attraversando una delle crisi più profonde e lunghe del secondo dopoguerra ormai ne siamo tutti consapevoli.

Qualcuno, dall’alto del proprio ruolo, forse per tranquillizzarci o per farci spendere gli ultimi risparmi rimasti o ancor peggio per raccogliere consenti politici, dice di vedere in fondo al tunnel la luce.

Per noi comuni mortali che ogni giorno ci scontriamo con la difficoltà di far fronte alle tasse da pagare, alla spesa per la famiglia, ai figli da mandare a scuola, tutto questo ci sembra davvero difficile da credere, ci appare come pura demagogia.

Dal nostro punto di vista è semplice fotografare la situazione: gli stipendi non aumentano, le tasse specialmente quelle sugli immobili svettano a livelli mai visti, le aziende chiudono, licenziano, delocalizzano, la disoccupazione e non più solo quella giovanile aumenta, i cervelloni fuggono all’estero per mancanza di concreta possibilità di crescere professionalmente e di trovare le risorse economiche per le proprie ricerche.

Purtroppo però non è ancora il peggio che potevamo aspettarci.

Già nei mesi scorsi timidamente, per non gettare il panico in un’Italia che si stava faticosamente preparando alle ferie estive, si è cominciato a parlare di recessione, ora da qualche settimana sui giornali di carattere economico spiccano articoli dai titoli alquanto inquietanti:

  • L’Italia in deflazione dopo 50 anni;
  • L’Italia in deflazione per la prima volta dal 1959;
  • L’Italia nel baratro della deflazione e della disoccupazione;
  • Quando l’economia cade nella trappola della deflazione

e così via.

Titoli che danno un’immagine dell’Economia italiana ormai al limite, difficilmente recuperabile.

Dobbiamo davvero preoccuparci? Che cosa significano questi titoli funesti? Quando si parla di recessione e di deflazione?

Per poter meglio capire le notizie di questi giorni riportati sui quotidiani o sui settimanali specializzati in economia dobbiamo ricercare il significato di queste parole chiave: recessione e deflazione.

 

Recessione:

Troviamo la definizione di recessione in macroeconomia, ovvero in quel ramo dell’economia politica che studia il sistema economico aggregato e quindi le reazioni interdipendenti delle diverse variabili economiche al fine di valutare l’equilibrio economico nel breve, medio e lungo periodo.

Per recessione si intende quella situazione in cui la variazione del Pil (Prodotto Interno Lordo) rispetto all’anno precedente è negativa.

Se la variazione è inferiore all’1% si parla di crisi economica; se la diminuzione del Pil reale del paese diminuisce per almeno due trimestri consecutivi si parla di recessione tecnica.

L’enciclopedia Treccani definisce così il termine recessione: “termine (inglese recession) introdotto nel linguaggio economico italiano per indicare una flessione nello sviluppo o addirittura un regresso nell’attività economica che, se di breve durata, può considerarsi un’oscillazione occasionale del movimento d’ascesa, oppure può preludere a una vera e propria crisi, cioè alla depressione come fase discendente finale del ciclo economico”.

Le manifestazioni delle fasi di recessione possono essere:

–  la diminuzione della produzione;

–  l’aumento della disoccupazione;

–  la diminuzione del tasso di interesse in relazione alla riduzione della domanda di credito da parte delle imprese;

–  la diminuzione degli investimenti da parte delle aziende;

–  la diminuzione della domanda di beni e servizi da parte dei consumatori.

Quando la fase di recessione viene superata dall’economia del paese si parla di rinascita economia.

I dati dell’Istat del secondo trimestre del 2014 evidenziano che il Pil si è fissato allo 0,2%.

Tutti i settori appaiono pesantemente colpiti. L’Italia è l’unico paese del G7 in recessione ed è affiancata dal Brasile, anche quest’ultimo ha chiuso il secondo trimestre 2014 negativamente.

 

Deflazione:

Così come per la recessione anche per la deflazione troviamo l’esatta definizione in macroeconomia.

Per deflazione si intende la diminuzione dei prezzi al consumo così come misurati dall’Istat.

L’enciclopedia Treccani definisce così il termine deflazione: “dall’inglese deflation, sgonfiamento, in economia, fenomeno inverso all’inflazione, consistente nella riduzione del livello generale dei  prezzi e nel conseguente aumento del potere d’acquisto della moneta, generalmente determinati da una riduzione della quantità di moneta in circolazione rispetto al reddito prodotto; si tratta di fenomeno indesiderato manifestatosi in passato generalmente associato ad una riduzione dell’attività economica. Nel linguaggio corrente il termine viene usato impropriamente per designare una riduzione drastica o improvvisa del tasso di inflazione”.

Le prime stime del mese di agosto parlano di un caldo dell’indice dei prezzi dello 0,1% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso.

E’ la conseguenza della diminuzione della domanda di beni e di servizi che si traduce quindi in una contrazione dei consumi da parte dei consumatori finali ma anche delle aziende.

Questo comportamento innesca una spirale negativa, avvia un effetto domino:

–  i consumatori e le aziende contraggono la domanda;

–  le aziende produttrici, pur di collocare la produzione, riducono i prezzi, mortificando così il margine operativo e quindi i profitti;

–  le aziende riducono gli incassi e quindi dispongono di minori risorse economiche;

–  le aziende devono ridurre i costi (di beni e servizi) quindi si innesca una nuova contrazione della domanda ma ancor peggio devono ridurre i costi del personale (in Italia ancora troppo elevato) ricorrendo quindi a cig, mobilità, riduzione del personale;

–  i consumatori vedono ulteriormente ridotto il proprio potere di acquisto e quindi contraggono ulteriormente gli acquisti;

–  il Pil è negativo e conseguentemente ne risentono anche i conti pubblici;

–  e via così fino a provocare involontariamente ma inevitabilmente il blocco dell’economia.

Per quanto riguarda l’economia del Paese Italia, dagli studi fatti, emerge che la deflazione attuale sia dettata più da una contrazione della domanda estera netta (ovvero il gap tra esportazioni e importazioni) più che da una contrazione dei consumi interni che per il momento ancora sostengono l’economia.

Questo significa che se le esportazioni subiscono un rallentamento è frutto della mancanza di fiducia che i Paesi esteri hanno nei confronti del nostro Paese e della nostra economia che anche all’esterno appare troppo debole.

Quella che noi stiamo sperimentando è la così detta “deflazione cattiva”.

I prezzi infatti scendono in assenza o per una forte contrazione della domanda.

Ciò avviene quando gli operatori economici o i contribuenti privati non avendo fiducia in una rapida soluzione della crisi economiche o nell’aspettativa di una riduzione della propria capacità di spesa per effetto per esempio di un mancato rinnovo del contratto di lavoro o ancor peggio della sua perdita, preferiscono prudentemente attendere rinviando quindi a tempi migliori quegli acquisti che possono essere posticipati.

In realtà la fotografia del comportamento degli italiani medi è ancora più in bianco e nero perché negli ultimi mesi si sono registrate flessioni importanti anche sull’acquisto di beni di primaria necessità quali ad esempio generi alimentari, prodotti per l’infanzia e medicinali.

Come possiamo ben vedere questi due termini vanno spesso a braccetto.

La deflazione è l’effetto opposto all’inflazione; dal latino “inflatio, enfiamento, gonfiatura”, con il termine inflazione si indica in economia l’aumento prolungato del livello medio generale dei prezzi di beni e servizi in un dato periodo di tempo, che genera una diminuzione del potere di acquisto della moneta e quindi della capacità di spesa dei consumatori.

L’inflazione è causata da: un eccesso di domanda rispetto all’offerta che provoca quindi un aumento di prezzi; l’aumento dei costi di produzione in particolare delle materie prime e del lavoro e per ultimo l’eccesso di moneta.

Lo studio dell’economia ci insegna che ad una recessione o peggio ancora ad una deflazione segue sicuramente una ripresa economica, con l’aumento dell’occupazione, la ripresa degli investimenti.

Trattasi della normale evoluzione del ciclo economico che appare però purtroppo ancora troppo lontano per il nostro paese.

Infatti gli economisti prevedono un andamento negativo anche per il terzo trimestre del 2014, preannunciando quindi uno stato di stagnazione, ovvero una variazione del Pil pari a zero.

Ciò a seguito della mancanza di investimenti nonché alla congiuntura negativa che coinvolge anche gli altri paesi, al calo dei consumi interni e anche alla difficile situazione occupazionale.

Situazione destinata a proseguire anche nei prossimi mesi.

Occorre sicuramente che i nostri governanti pensino ad interventi strutturali importanti, che incoraggino le imprese prima e i consumatori poi.

Il nodo cruciale sembra essere proprio questo, rafforzare la fiducia delle imprese perché ritornino a fare investimenti, ricomincino ad assumere o quanto meno smettano di licenziare.

Il Ministro dello Sviluppo Economico  in una recentissima intervista su “La Repubblica”, che vuole essere un invito ad “una responsabilità sociale”, ha definito “… stato agonizzante in cui versa la nostra economia con una disoccupazione che ha toccato livelli molto preoccupanti …” e ha contestualmente esortato le imprese a bloccare i licenziamenti e invitando gli industriali con i bilanci aziendali attivi a mantenere i livelli occupazionali e a rafforzare le assunzioni “… per permettere a chi lavora di avere la possibilità di continuare ad avere un avvenire…”.

Non dimentichiamoci però che le imprese devono essere supportate in questo sforzo, alleggerite di costi fiscali e contributivi per il lavoro troppo elevati, detassati per gli investimenti durevoli.

Si tratta di interventi come detto strutturali, non spot o una tantum come siamo abituati a vedere in Italia, perché le aziende studiano, programmano a medio – lungo termine.

 

Alcuni dati storici:

Esaminiamo alcuni dati dell’ultimo decennio:

Giappone: fra il 2000 e il 2006, la Banca Centrale Giapponese fu costretta a fissare un tasso di interesse dello 0% per favorire la liquidità circolante;

Germania: luglio 2009, in Germania si è verificata una contrazione dei prezzi al consumo dello – 0,6% su base annua; situazione che non si verificava dal 1987

USA: maggio 2009, si è verificata una diminuzione del livello generale dei prezzi che nel periodo maggio 2008-maggio 2009 ha registrato un valore uguale a – 1,3%.

Ad analizzare il quadro dell’economia italiana è intervenuto anche il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi, il quale ha definito la situazione economica italiana “drammatica”.

Nel corso di un intervento al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini ha invitato a pensare a far ripartire le imprese, perché sono proprio queste a permettere un salto in avanti della situazione economica e sociale del nostro paese. Senza il loro supporto l’Italia è bloccata.

Anche il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nonché il Presidente della Repubblica sono particolarmente sensibili all’attuale situazione del paese e cercheranno, anche seguendo le importanti indicazioni del Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, di porre in atto quegli interventi che facciano ripartire l’economia.

 

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